rivista di letteratura in embrione

numerozero



Roberto Ossani
Editoriale
Beato come un Dio (racconto)
Note biografiche



EDITORIALE

d i

Roberto Ossani


Io, che non lo avevo mai fatto.

Io, che non lo avevo mai fatto, accesi il computer di notte.
E restai collegato per tre ore. Navigando fra musei virtuali, centri di ricerca, biblioteche e mediateche, sentii il mio entusiasmo crescere fino a che mi accorsi ciò che mi stata accadendo: stavo diventando un appassionato di Internet.
Visitai Pamplona e New York, cercai una bibliografia alla biblioteca di Berkeley e lessi con bramosia l’abstract di una ricerca del MIT sul riconoscimento dei visi umani. Lasciai un anonimo dài di incoraggiamento per Prodi e mandai una cartolina virtuale al fratello di Lucarelli, che lavora a Washington.
Ero, stranamente e pericolosamnete, entusiasta.
Mi venne in mente quella scena famosa di un romanzo di Hjortsberg, dove si scopre che tutti i personaggi sono solo cervelli umani immersi in una specie di vasca da bagno.
Mi venne in mente l’Infinito di Leopardi e la biblioteca di Babele, la catena avvolgente del DNA e il girotondo di quando si era bambini.
Internet era l’Aleph del vecchio Borges: ogni cosa ed infinite cose, viste da tutti i punti dell’universo.
Ma la vera importanza della rete la capii quando a Lucarelli, che si occupa di aiuti alla Bosnia, chiesero - oltre ai soliti medicinali od omogeneizzati - un computer e un modem. Loro avevano capito: Internet è comunicazione pura, non deviata né mediata.
La prossima Resistenza, ragazzi, si combatterà su Internet.


Beato come un Dio

d i

Roberto Ossani


Beato è come un Dio chi davanti ti siede e ti ascolta,
mentre tu dici dolci parole e dolcemente sorridi...
Saffo



Penso - anzi sono certo - di essere io quello che l'ama di più.
D'altra parte sono stato fortunato, perché lei non è una qualsiasi... lei è la più bella. La più bella di tutte. Oh, non che io sia così... superficiale, no; è che, in lei, questa meravigliosa bellezza è proprio l'espressione più cristallina della suo stesso animo... voglio dire, lei è bella dentro.
Certo, avrete capito quanto l'amo. L'amo più di quanto sia umanamente possibile, più di quanto possa immaginare un poeta o dipingere un artista.
Lei non lo sa.
Non può saperlo, perché io - mi vergogno un po' ad ammettere questa debolezza - beh, io... la guardo di nascosto.
Quando? Oh, sempre!
Io sono sempre il primo che la vede ogni mattina, quando quello spicchio di sole accorre, guizzando rapido tra la finestra e la tendina, per illuminare i suoi capelli scompigliati e i gli occhi verdi, che scintillano nel riflesso. Lei si guarda e io la spio, silenzioso e immobile. Dio come l'amo, quando con quel gesto nervoso si tira indietro, fin sopra all'orecchio, il ciuffo di capelli più chiari; che tanto, dopo cinque secondi, ricadrà...
La osservo giocare con i vasetti delle creme e scegliere le matite per il trucco, e impazzisco per quella smorfia che fa, passandosi il rossetto sulle labbra.
Potrei capire, in quei momenti, chi incontrerà durante il giorno, se solo un'amica oppure il suo dentista, se andrà a trovare la nonna o se c'è un uomo all'orizzonte. Divento anche un po' geloso, quando la vedo indecisa sul terzo bottone della camicetta, per poi decidere, con una scrollata di spalle, di lasciarlo aperto.
E, naturalmente, io sono l'ultimo che la vede, alla sera.
La stanchezza, su di lei, è quell'adorabile rughina a fianco della bocca - ce l'hanno le persone che ridono molto, lo sapete? - e un certo rallentamento dei movimenti. Si spazzola i capelli un po' più piano, a volte si spoglia tutta e si accarezza i seni (in quei momenti... beh, mi vergogno un po', ma lei è troppo bella, per non guardarla...), poi all'improvviso, spegne la luce e se ne va.
Naturalmente io non le ho mai parlato. Vederla mi basta, per essere appagato e felice. Oh, lo so che c'è un nome, per questa malattia; ma io preferisco pensare che sia amore. Del resto, io credo che anche lei, a modo suo, mi ami.
Per esempio, ieri sera, era felice. Sì, felice: capita raramente, ma ieri sera - potrei giurarlo - le era successo qualcosa di veramente bello. Io lo vedo dagli occhi: in certi momenti... beh, hanno una luce più intensa, e quella rughina, ai fianchi della bocca, dice che ha riso molto...
Insomma, a un certo punto, prima di uscire, si è fermata in piedi, mi ha fissato per un attimo e, sollevandosi sulle punte dei piedi, mi ha baciato.

Sento ancora l'impronta del rossetto sul vetro. Non c'è dubbio, sono lo specchio più fortunato della città.

(Inedito)


L'autore: Roberto Ossani

Roberto Ossani nasce a Faenza nel 1960.
Compie studi umanistici e artistici.
Dal 1985 si occupa di comunicazione visiva.
Il suo studio è a Faenza, in via Fadina, 19
Il suo sito internet è www.arcobaleno.com

sommario pagina precedente pagina successiva e-mail